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Sulle "Unità didattiche": relatore A.D.N.

raccomandazioni sulla compilazione del diario di corso come documentazione amministrativa, dell'auto formazione e del tirocinio ed anche ai fini di una valutazione intermedia. [Nota personale Avendo già analizzato la struttura del diario nella prima lezione vi propongo ora quella della scheda relativa alle:


attività in autoformazione

Si ribadisce più volte lo spirito con il quale è stato indetto il concorso, la necessità della presenza durante gli incontri ai fini di una buona valutazione intermedia e finale entrambe formative; sarà opportuno chiarire questo punto anche con il preside della propria scuola che dovrà agevolare la presenza del/i corsista/i in ogni modo.
Viene presentato brevemente il materiale didattico cartaceo che ci sarà fornito:
"Dal programma al curricolo", "Elaborazione del curricolo", "Tassonomie di Bloom", diagramma di flusso di una "Unità Didattica", "Metodo di insegnamento", sulla "Valutazione", le "Prove oggettive", possibili sistemi di "Valutazione", "La programmazione modulare" secondo il progetto '92, "Il nuovo Esame di Stato", sul "Credito scolastico", una proposta di griglie per la valutazione delle prove scritte e del colloquio, griglie e tabelle per la "SPECIFICAZIONI DELL'UNITA' DIDATTICA", la programmazione, la valutazione (circa 25 pagine).
Sui lavori di gruppo si ricorda che, alla fine, ogni gruppo presenterà una sua relazione; lo stesso vale per le varie analisi che si svilupperanno, per esempio sugli argomenti che riteniamo più difficili da far aqcuisiri ai nostri alunni.


A.D.N. ci parla della sua esperienza di insegnamento nei professionali, ci racconta come abbia scoperto ben presto che in queste realtà scolastiche particolari, il docente sia spesso chiamato a fare di tutto, lo psicologo, l'assistente sociale, la figura paterna, materna ecc..., fuorchè l'insegnante. Esiste quindi una notevole discrepanza tra quello che un docente dovrebbe fare e quello che invece puo realmente fare. Ogniuno in questo campo tende, almeno inizialmente, a prendere come modello i propri insegnanti, poi con il tempo aggiungerà la propria esperienza.
Un'altra innegabile realtà è costituita dal fatto che ogni insegnamte, persona con i suoi impegni famigliari e quotidiani, deve saper conciliare questa condizione umana con quella missionaria di educatore e docente.
A., consapevole delle difficoltà applicative di quanto stà per esporci ci parlerà, nell'ottica del nuovo quadro dell'autonomia, di quello che dovremmo fare e di come lo dovremmo fare.
Immaginiamo di trovarci in un'istituto superiore in cui il primo di Settembre, l'organico sia completo e che in un C.D. così costituito si discutano i problemi per la formulazione di un P.O.F. annuale.
Negli istituti professionali dove già esiste il progetto'92 la programmazione per moduli richiede che ciascun modulo sia definito, completo e spendibile subito. Non dovrebbero esserci sovrapposizioni di argomenti in materie affini, dovremmo evitare di disorientare gli alunni spiegando le stesse cose in modi diversi, a meno che non si sia concordato in una programmazione per materia o interdisciplinare, o al fine programmato di un rinforzo.
[lunga digressione sulla riforma che forse non sarà perfetta ma almeno istituzionalizza tutta una serie di questioni che da sempre erano solo sperimentali, sulle funzioni obbiettivo ed i pro e contro, su come si verificheranno le competenze dei super professori ...].
Prendiamo dunque di questa riforma sull'autonomia cio che vi è di buono, e riusciamo finalmente ad individuare le cose importanti da fare in relazione alla realtà scolastica e al territorio .... [intervento di un collega: quali sono le cose che possiamo fare per migliorare le condizioni di apprendimento o socializzazione dei nostri allievi... riusciremo a capire dai discorsi che faremo qualcosa che ci permetterà di migliorare la nostra attività didattica ?...per dare qualcosa di più e fare meglio per questi ragazzi ?... Replica di A.D.N.: dopo essere entrato in ruolo ho seguito il corso di addestramento in ruolo per il primo anno che normalmente si fà. Dopo aver assistito a tutta una serie di incontri con relatori vari che ci raccontarono delle cose facilmente reperibili sui testi, alla fine ricordo un incontro con uno psicologo, dal quale noi insegnanti speravamo di ottenere delle indicazioni precise sul come porci difronte a certi atteggiamenti o in certe situazioni che nascono in classe, lo specialista era chiaramente in difficoltà per le nostre domande e non era in grado di portare un esempio pratico di una situazione reale ma solo delle teorie di massima.].
[Nota personale]
Riprendiamo con la teoria della didattica, ma ricordiamo che abbiamo a che fare con classi reali e a tale proposito contatiamo che spesso le conoscenze dei nostri ragazzi di prima non sono neanche quelle che si aquisivano un tempo con la vecchia scuola media, cioè leggere, scrivere e far di conto. Spesso i loro temi di italiano sono incredibili, non sanno scrivere, hanno problemi di lettura tali che, per loro diventa imprponibile ripetere o spiegare cio che leggono. Lo sforzo che compiono per decifrare le parole assorbe tutta la loro concentrazione e non riescono a ricordare quel che hanno letto. Sul far di conto lasciamo stare.
Con la nuova normativa, la nostra scuola ha finalmente sancito la fine del programma, inteso come successione di argomanti definiti dal Ministero, quello che conta è gaggiungere determinati obiettivi con qualunque argomento. Cessa quindi il programma come articolazione di contenuti, che diventano generici e vanno applicati alla realtà scolastica. Il programma riguarda ipotetiche realtà universali ...


Alcuni fogli sul "Problem solving"


LA L E Z I O N E si conclude

Altri riferimenti a:
.......

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L'autoformazione

in attesa di spunti tratti da altri siti
Il file zip della lezione
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